la mia vita, quella di welby e il divino contrabbandiere
la scuola dei miei primi due anni di medie si trova in una zona in cui non passavo da anni. L’altro giorno l’ho fatto e ho rivisto il luogo che, nella hit parade dei miei incubi, è secondo solo alla caserma della naja.
sarà una sensazione comune, ma un tempo tutto mi sembrava più grande, anche il muretto dove al mattino mi mettevo a fare tutti i compiti che il giorno prima avevo allegramente ignorato.
quando si è bambini non si può dire di avere fede, o forse si ha una fede più autentica. la percezione della realtà come qualcosa di esterno, che si scopre giorno per giorno, e l’idea che dietro tutto si nasconda un autore non pare così campata per aria. da grandi è diverso; ormai la realtà è abitudine e non ci si stupisce più di nulla e ci tocca ragionare sul perché e sul per come, facendo cento passi inutili per uno nella direzione giusta. però anche in questo modo, passo dopo passo, incontro dopo incontro si prende una direzione certa. si matura una fede che ti illumina i passi oppure si diventa nichilisti e arrabbiati.
a 10 anni si sta in mezzo. per quanto m riguarda era un periodo che se non fosse stato per la mia famiglia e per la scoperta di battisti avrei vissuto interpretando la vita come un unico gigantesco accanimento terapeutico.
così l’altro giorno, pensando tutto questo accendo la radio per il consueto ascolto di stampa e regime e ricevo la notizia dellla morte di piergiorgio welby.
si potrebbero dire tante cose e tante se ne stanno dicendo, ognuno accecato dalla sua ideologia, perché è vero che mi fa orrore volontè quando lancia strali sull’etica della faccenda senza essersi degnato di andare una volta a fare compagnia a welby, ma è anche vero che gli amici radicali hanno completamente saltato a piè pari welby coprendosi della retorica da due lire del “non lo facciamo per rispettare la legge” e poi “lo facciamo perché lo ha chiesto lui”. eh no! a me pare che il caso sia stato fatto crescere lentamente come un palloncino, e nel momento di massima grandezza sia stato preso uno spillo per farlo esplodere con il massimo rumore possibile. paradossalmente anche lo sciopero dei giornalisti ha creato un vuoto in cui il rimbombo è stato ancora più forte.
e allora che dire? non ho mai scritto nulla su welby, per pudore, per il pudore di uno che, faticando sulla propria vita, non si doveva permettere di imporre a un altro le regole per vivere “correttamente” la sua.
poi finita la rassegna stampa sono passato al cd, alla “ninna nanna” del contrabbandiere di davide van de sfroos. parla di una mamma che canta al suo bambino e la ninna nanna è una preghiera perché gesù protegga il papà contrabbandiere, che in quella notte si sta arrampicando per le montagne cercando di non farsi prendere. il bambino prega, e addormentandosi sogna di arrampicarsi anche lui con il suo papà. la canzone termina con la preghiera a gesù che non portava la bricolla ma la croce, ma anche lui era un contrabbandiere, uno che ha portato da un altro mondo, oltre la frontiera dell’aldilà, la speranza che solo la verità ti può dare, la speranza che magari a qualcuno nelle condizioni di welby dà la forza e il coraggio per accettare di vivere un giorno in più in questa vita vissuta di sfroos, di frodo, anche solo per domandarsi che senso abbia tutto ciò.
ecco, a welby avrei detto questo, e dopodomani gli avrei anche augurato buon natale..