il codice da vinci
essendo che a proposito del codice hanno scritto cani e porci mi sono chiesto: perchè io no?
il giudizio stilistico è mediocremente positivo, nel senso che io, lettore mediocre, ho iniziato a leggerlo e non sono riuscito a staccarmene finchè non l'ho finito.
ci sono nella prosa alcuni passaggi orribilmente farraginosi ma spero sia colpa di una pessima traduzione e non di un pessimo scrittore.
sappiamo però che il codice non deve il suo successo alla buona penna di dan brown, ma si soprattutto alle polemiche suscitate per l'attacco alla chiesa e in particolare ad un soggetto ufficialmente riconosciuto dalla chiesa stessa quale l'opus dei.
c'è chi ha giudicato eccessiva la reazione dei cattolici di fronte alle teorie di dan brown.
benissimo immaginiamo allora che io pubblichi un romanzo in cui il protagonista ha il nome e il cognome di una persona realmente esistente. il protagonista fa il magnaccia ma non disdegna nel tempo libero dal lavoro, di torturare la gente, spacciare droga e violentare bambini. essendo un magnaccia il nostro ha delle protette che guarda caso hanno il nome e il cognome di madre, moglie, sorella e figlia della persona realmente esistente.
potrebbe comunque essere una coincidenza.
allora facciamo che nella premessa al romanzo io scriva che il nostro protagonista non è una persona di fantasia, ma esiste veramente e abita in via tal dei tali nella città di cippalippa, ovviamente proprio come la persona realmente esistente.
se la persona realmente esistente si presentasse a casa mia per chiedere spiegazioni io potrei sempre dirgli "suvvia caro amico, perchè te la prendi! in fondo è solo un romanzo. anzi già che ti incontro avrei una richiesta da farti. siccome il romanzo ha avuto successo e vorrebbero farci un film possiamo venire a girarlo a casa tua?"
a questo punto ci sono due possibiltà
a- il tizio è fesso e mi denuncia alle autorità competenti
b- il tizio non è fesso e si è portato una mazza da baseball che utilizza ripetutamente sulle mie membra finchè non mi lascia più morto che vivo.
oscurantista del cavolo